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DIARI
“Gipsy”: un romanzo anticonvenzionale
2 settembre 2018

Tra le risposte incompiute di Andreas, nella ricerca del rapporto padre-figlio con Cristiano

di Alessandro Delfiore

Ho finito “Gipsy” sulla Olbia-Civitavecchia tornando verso Milano. Il primo romanzo di Andreas Cavaccini è un libro che mi ha appassionato, sul tema del rapporto tra padre e figlio, un conflitto irrisolto.
 La storia si svolge su diversi piani che si intersecano: passato e presente, racconto e sogno con una grande protagonista, la Signora. L’eroina che rovina la vita di Cristiano e di chi gli sta accanto, la droga che si impossessa della vita del padre del protagonista e lo costringe a vivere isolato in una gabbia mentale e fisica. 
Il romanzo autobiografico, viene raccontato attraverso continue interviste ai personaggi che hanno conosciuto Cristiano: la zia Angela, Gino, Irene. Man mano che scorrono le pagine, il lettore rimane incollato al libro e vuole scoprire i fili per risolvere il grande enigma del romanzo. Chi legge si appassiona al personaggio di Andrea, lunatico, che ha voglia di indagare ma non riesce ad andare fino in fondo, donnaiolo, eterno single, amico infedele, appassionato e ribelle, sognatore ed amante dei piaceri della vita.
I luoghi del romanzo costituiscono parte importante del racconto: Novettano, Parigi, Procchio, Weissen, Milano, Roma, l’umore dell’autore si interseca con le caratteristiche della città.L’India vista come esperienza negativa anziché di redenzione, è un’idea innovativa nel romanzo di Andreas, edito da Lupi Editore. 
Gli interrogativi con lo scorrere del romanzo aumentano e i fili tardano a districarsi. Distaccano il personaggio di Cesare Gallina, il direttore di Andrea, che diventa suo amico fedelissimo e Irene, che con la sua bellezza e libertà sembra irraggiungibile a chi legge. Il mistero del romanzo è quello del rapporto padre-figlio di rabbia, incompiutezza, conflitto e pace, amore e difficoltà di comunicazione. Andreas forse auspica un nuovo rapporto esclusivo tra padre e figlio con meno barriere, più libertà di viaggiare ed esprimersi, meno reticenza nel raccontare chi veramente è suo padre. La condanna per la droga è ferma e straziante, in particolare sono gli effetti sociali e fisici, ben espressi all’interno del romanzo a rovinare e isolare il padre del protagonista.
“Gipsy” è un romanzo libero come il nome da cui prende spunto, protagonista della vita anticonvenzionale di Cristiano e della ricerca di Andreas, che attraverso il padre si interroga sulla sua routine, sul senso della vita, sulle donne, sulle amicizie e su sé stesso. Lo consigliamo a tutti coloro che sono alla ricerca di risposte come quelle di Andreas, sulla difficoltà di cogliere il senso e le scelte degli altri protagonisti della nostra vita e di ciò che davvero ci circonda superando le convenzioni sociali.
ALESSANDRO DELFIORE

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