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arte
Lady Be: dipingere con gli oggetti per salvare il Pianeta
25 dicembre 2019
Lady Be, ci racconta il Mosaico Contemporaneo, tra galleristi, mostre, Personal Pop Art e futuro dell'arte

Letizia Lanzarotti, in arte Lady Be, è una giovane artista italiana che utilizza il mosaico per le sue opere, dando vita alle sue creazioni tra pop art ed impegno ecologico. Lady Be è sensibile al tema ambientale, utilizzando plastica e materiali di riciclo per i suoi quadri esposti in importanti mostre in Francia, Italia, Germania, Inghilterra, Spagna, Regno Uniti, Olanda, Malta e Stati Uniti.
Oggi la intervistiamo per il nostro blog e le chiediamo più informazioni su come è nata la sua passione per l'arte, le specifiche tecniche che utilizza ed i suoi progetti per il futuro.

D) ­Raccontaci i tuoi esordi. Quando hai iniziato a dipingere? 

L) Il mio rapporto con l’arte non ha mai avuto un vero e proprio inizio, se non la mia nascita,  in quanto posso dire di sentirmi artista da tutta la vita. Non ho ricordi legati all’inizio di questo percorso se non di aver sempre pensato e desiderato di diventare un'artista visuale, fin dalla mia infanzia. Non ho mai avuto dubbi sul mio percorso dalla formazione alla professione. 
 
D) La tua tecnica è molto particolare. Raccontaci come l'hai ideata e quale ritratto vorresti realizzare.
 
L) Le mie opere sono innovative e sono fatte con una tecnica di mia invenzione, il Mosaico Contemporaneo. Ma la mia tecnica affonda le origini nella pittura classica, ho studiato al Liceo Artistico e all’Accademia di Belle Arti per poter approdare al mio stile, e nei miei studi ho passato giorni e giorni imparando a disegnare ed esercitandomi con la copia dal vero. Come la pittura classica, infatti, i miei quadri partono dal disegno realizzato a matita o a carboncino, su tavola lignea. Successivamente vado poi a “colorare” il disegno con gli oggetti e i pezzetti di plastica che utilizzo, come fossero delle pennellate di colore. La mia tecnica è definita mosaico ma quando l’ho creata nella mia mente era molto più simile alla pittura, in quanto non ho mai avuto l’impressione di “attaccare dei tasselli”, ma più che altro di “dipingere” con gli oggetti. Ho realizzato con questa tecnica diversi omaggi a personaggi famosi dell’arte, della musica e del cinema e anche ritratti eseguiti su commissione, ritratti personali oppure aziendali. Ora però vorrei creare qualcosa di nuovo, un soggetto “mio” che mi contraddistingua e che non sia solo un ritratto di qualcosa o qualcuno che esiste già.


D) La tua esperienza internazionale. A quali mostre hai partecipato? Quale è stata la tua più grossa soddisfazione? 

L) Ho esposto in diverse città Italiane e in diverse Musei, Palazzi, Monumenti, Fondazioni, Gallerie in varie città: New York, Parigi Amsterdam, Londra, Barcellona, Berlino, La Valletta (Malta), Düsseldorf, Bruxelles e molte altre città. Nel 2018, per due mesi sono state esposte le mie opere in una mostra personale istituzionale all’interno dei Musei Civici del Castello Visconteo di Pavia, mentre nel 2019 ho proseguito con il mio progetto dello “sdoganamento” di luoghi non appositamente nati per le esposizione artistiche, ma adibiti per l’occasione a luoghi espositivi per ospitare le mie opere eco-sostenibili, al fine di rendere il mio messaggio più diretto e accessibile al pubblico, anche quello più distratto, che non si fermerebbe mai in un museo o in una galleria ma che è di passaggio in una stazione o in un aeroporto. Così le mie opere sono arrivate al Terminal 1 di Milano Malpensa (dove sono attualmente esposte da due mesi) al Concerto del Primo Maggio di Roma, in una esposizione riservata al Backstage, collaboro con Legambiente e ha collaborato recentemente con Disney, creando le sue opere che ritraggono alcuni personaggi di Toy Story 4 per la promozione del film del 2019. Ecco perché anche l’Università di Pavia, tra le più antiche università al mondo e tra le più rinomate in Europa, sceglie le mie opere per lasciare un messaggio ai giovani studenti, un forte messaggio per mettere in guardia i professionisti  di domani su una delle tematiche più discusse di questi giorni, ovvero l’inquinamento ambientale e lo scorretto utilizzo e smaltimento della plastica. La mia più grossa soddisfazione, però, è stata sicuramente portare le mie opere in mostra sul monumento più famoso al mondo, la Torre Eiffel di Parigi. 
Sono una delle poche artiste al mondo ad aver esposto lì.

D) La tua famiglia. Sei stata sostenuta? I tuoi partecipano alle tue esibizioni? 

L) Assolutamente sì. Mio marito, da curatore d’arte, mi ha sostenuta dal primo giorno che ci siamo incontrati, aiutandomi con la comunicazione e il marketing. Mia madre mi ha sempre incoraggiata ad intraprendere questa carriera avendo anche lei una vena artistica e capacità pratiche e tecniche di esecuzione, mentre mio padre, sebbene inizialmente avrebbe preferito per me un lavoro più stabile, da quando è andato in pensione si dedica completamente all’allestimento e al trasporto in occasione delle mie Mostre d’arte nel Nord Italia.
Tutta la mia famiglia partecipa con grande soddisfazione ad ogni mostra, perché ogni evento è un piccolo passo verso qualcosa di più importante e più grande per la mia carriera.

D) I critici d'arte. Quale giudizio hai trovato più appropriato e quale completamente errato? 

L) Come ha detto Vittorio Sgarbi commentando una mia opera “L’argomento è pretestuoso (…) l’arte è forma, non è contenuto”; qualunque soggetto può essere un mezzo e non un fine, e il fine è sensibilizzare al riciclo e alla sostenibilità ambientale. Meglio ancora se il “mezzo” è popolare e amato da più persone possibili; solo così sarà possibile far giungere questo importante messaggio alle masse. Le critiche di Vittorio Sgarbi sono sicuramente le mie preferite. Tra le più pertinenti, anche quella del dott. Francesco Saverio Russo, che spiega bene la differenza tra la mia arte pop e quella dei Grandi Maestri del pop: “Il freddo ed impersonale, si trasforma nella “Personal Pop Art”, in personale e coinvolgente l’osservatore è spinto a toccare l’opera d’arte per cercare di catturarne i suoi segreti, la sua più intima essenza; un’arte che viene vista e rivista perché è qualcosa di conosciuto ma nello stesso tempo ancora da scoprire.
L’arte di Lady Be è Pop perché anche qui c’è la raffigurazione di idoli o miti in cui le masse tendono
ad identificarsi, si pensi alla figura di Marilyn Monroe o Audrey Hepburn, di Pablo Picasso o
Salvador Dalì. La tavolozza dei colori viene sostituita da grossi contenitori di oggetti suddivisi per colori, l’artista usa i colori originali degli oggetti per la realizzazione dell’opera.
Le opere di ciascuno degli interpreti della Pop Art, spesso differiscono tra loro per pochi segni o
colori, si pensi alle centinaia di opere su Mao Tse-Tung, l’occhio più attento fa fatica a trovare le
differenze. Le opere di Lady Be, anche sul medesimo soggetto, sono totalmente differenti, gli oggetti utilizzati variano e anche la loro posizione cambia da opera ad opera. 
Si assiste per la prima volta ad una nuova interpretazione di Pop, un’arte veramente popolare perché è il popolo inconsapevolmente a “consegnare” i colori-oggetto all’artista.
Tra i giudizi che considero più errati, invece, ci sono le critiche di alcuni galleristi che a mio parere non hanno colto il messaggio più profondo che voglio trasmettere attraverso le mie opere.
Qualcuno mi ha consigliato di farmi domande interiori, di riflettere su me stessa, di non fermarmi nell’utilizzo degli oggetti riciclati solo perché mi piace riciclare o nell’utilizzo dei colori perché amo il pop e i colori sgargianti. Qualcuno ha definito le mie opere kitsch, e ne vado fiera, perché la letteratura dell’arte contemporanea presenta una ricca documentazione su questa definizione. 
Non voglio andare contro le persone che vogliono farmi allontanare dal kitsch, dal pop, e dal colore, voglio solo dimostrare loro che le mie opere hanno ancora molto da dire e che forse dimenticano che, oltre al riciclo, la tematica fondamentale è legata al ricordo che ogni singolo oggetto porta con sé, la memoria degli oggetti usati, una memoria talvolta intrinseca e inconscia per questo è fondamentale che siano oggetti effettivamente “recuperati”. 

D) A quali pittori ti ispiri? Quali sono le tue principali influenze? 

L) Tra i più antichi, ad Arcimboldo, e sono fiera che tante persone vedano la sua influenza nelle mie opere. Se si osserva da vicino qualunque mia opera, si può vedere facilmente che non ci sono spazi tra un pezzettino e l’altro. Questo significa che ogni oggetto va “incastrato” nei buchi fino a coprire tutti gli spazi, per ottenere un effetto di “orror vacui”. Solitamente oltre al pop mi rispecchio nell'arte Povera, quindi Pistoletto, Kounnelis...ma anche artisti storicizzati come  Arman, che faceva accumuli di oggetti, e a Schnabel (paragone suggerito da Vittorio Sgarbi).

D) Quale museo preferisci? Raccontaci un'esibizione che ti permette di entrare in pieno contatto con l'arte e conoscere davvero l'artista.

L) Uno dei musei che mi piace di più è il Louvre, mentre in Italia mi piacerebbe esporre nei luoghi storici del Mosaico, come Ravenna. Come ho fatto nella mia Mostra Personale del 2018 al Castello Visconteo di Pavia, vorrei che i miei Mosaici Contemporanei dialogassero con quelli storici, come quelli pavimentali romanici nelle sale Romaniche dei Musei Civici di Pavia. Credo sia un ottimo pretesto per entrare nel mio mondo e nella mia tecnica.
Il mosaico, come ogni forma artistica, ha una grande storia, e non è difficile, consultando Internet e libri, fare una ricerca sulle evoluzioni mondiali che vi sono state nel corso del '900 in diversi Paesi del mondo. Una storia che parte dalla Cina e arriva ai contemporanei Mosaici Africani.
Il problema non è la storia ma la cultura, ciò che arriva alla gente, e qualunque persona di cultura media non conosce alcun mosaico dopo il periodo Liberty. Ciò che è conosciuto fa la storia e, tristemente, una volta passato Gustave Klimt e l’Art Déco, le persone hanno cominciato a considerare il mosaico come un elemento ornamentale (utilizzato soprattutto nell’edilizia) e non più come una forma d’arte. L’insegnamento che se ne può trarre è che bisogna assolutamente rimediare a questa lacuna, e riportare il Mosaico nei Musei come forma d’arte. In un’epoca in cui esistono così tanti materiali di scarto colorati, per me è stato naturale inventare il Mosaico Contemporaneo: credo che i tempi fossero maturi, e se non l’avessi fatto io qualcun’altro avrebbe fatto la stessa cosa, naturalmente con il suo stile. Spero, anche se si tratta di una goccia nell’oceano, di poter contribuire alla storia del Mosaico Contemporaneo, e che questa tecnica possa un giorno entrare a far parte della cultura collettiva.


D) Con quale galleria o museo ti piacerebbe collaborare? Quale è la città che agevola di più la vita degli artisti?
Il mio sogno è collaborare con la galleria più importante al mondo, Gagosian, collaborare con Larry Gagosian nella città di New York. Credo sia davvero la città che offre più opportunità, soprattutto agli artisti come me.

D) Il tema ecologico. Come possiamo fare tutti qualcosa in più per il nostro mondo? Hai un messaggio per i nostri lettori? 

L) Ciò che dico sempre ai miei incontri soprattutto con i più piccoli, è che attraverso le mie opere non potrò certo salvare il mondo o gli oceani dall’inquinamento, ma sicuramente posso mandare un messaggio attraverso il mio piccolo contributo sensibilizzare le persone su questo importante tema. Come diceva Madre Teresa di Calcutta “Quello che noi facciamo è solo una goccia nell’oceano, ma se non lo facessimo l’oceano avrebbe una goccia in meno.”


D) Lady Be tra 10 anni. Quali sono i tuoi sogni? In che città ti piacerebbe vivere? 

L) Nonostante ritengo la città di New York la più valida a livello mondiale per la carriera artistica, e ci sono diverse città italiane attente all’arte come Milano e Torino, io sono cresciuta in un piccolo paese della Provincia di Pavia e il mio desiderio non è vivere in una grande città, ma vivere a contatto con la natura. Il mio è un messaggio contro l’inquinamento: combatto ogni giorno attraverso la mia arte per mari e oceani più puliti, invitando a fare un corretto utilizzo della plastica, e un corretto smaltimento contro l’inquinamento dell’aria. Infatti, amo respirare aria buona, stare in mezzo al verde, lavorare all’aperto anche sotto il sole e trarre ispirazione dai colori e dalla pace della natura. Mi piace il mare e il mio sogno è avere un atelier vista mare, magari su una piccola altura dalla quale si vede un bel panorama. 

Grazie per la tua passione per l'arte e buona fortuna per i tuoi progetti.

ALESSANDRO DELFIORE

Le opere di Lady Be in questo articolo.
Dall'alto verso il basso: 

"Audrey"  - oggetti e resina su tavola - 70 x 70 cm, anno 2015
"Beatles Selfie", oggetti e resina su tavola, cm 100 x 75, anno 2017
"Gesu` Cristo", oggetti e resina, 130 x 150 cm, anno 2018
"Dario Fo", oggetti e resina su tavola, 50 x 50 cm, anno 2016 

Più informazioni su www.ladybeart.com
Special thanks to Elisabetta Roncati, Art Nomade Milan.

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